Ecoalf

La prima generazione di materiali riciclati.

 
Da dove nesce l’idea di creare qualcosa come ECOALF? come avete iniziato?

 
ECOALF nasce come risultato della frustrazione di Javier Goyeneche, presidente e fondatore dell’impresa, riguardo l’uso eccessivo delle materie prime del pianeta, decide quindi che il miglior modo, o la migliore soluzione per smettere di utilizzare materie prime direttamente dalla nostra Terra, era attraverso il riciclaggio e quello che voleva, era creare la prima marca di moda veramente sostenibile… Che abbiamo fatto?! Iniziare a riciclare diversi materiali, insomma residui e materiali normali senza ricorrere alle materie prime, creando o con l’obbiettivo di creare un capo che tu non veda che sia riciclato; che significa questo?! Che abbiamo la stessa proprietà tecniche, lo stesso disegno e la stessa qualità dei migliori prodotti che non sono riciclati … e questo è stato possibile grazie ad alleanze in tutto il mondo con distinti fornitori, perché in Europa, l’anno in cui si è sviluppato ECOALF, non esisteva la tecnologia di cui avevamo bisogno per creare i tessuti che volevamo, quindi abbiamo fatto alleanze in Asia … Adesso stiamo iniziando a creare i nostri tessuti con rifiuti come bottiglie di plastica, reti da pesca, che sono fatte di nylon 6, il più forte del mondo, il cotone post consumo e post industriale, ruote, o meglio le ruote dei camion per farci le ciabatte, fondi di caffè, che apportano proprietà impressionanti ai tessuti, e ogni anno ci impegniamo sempre di più a riciclare più materiali e continuando a non sfruttare materie prime.

 
Come mi hai raccontato prima riciclate le reti da pesca, ho avuto modo di vedere il progetto, so che è un parte importante dell’azienda, mi puoi raccontare qualcosa in più? Con chi lavorate?

 
Il nostro progetto UP CYCLING THE OCEANS inizia perché Javier è innamorato degli oceani e viene a conoscenza della situazione critica che abbiamo che li affligge adesso. Questo progetto inizia grazie alle alleanze con i pescatori della costa di Levante in Spagna, e le loro associazioni, gli abbiamo raccontato il progetto… il progetto si basa sul fatto che ECOALF installa o crea un metodo di raccolta totalmente nuovo, grazie a questa alleanza con le associazioni e pescherecci da traino , ogni volta che escono a fare il loro lavoro quotidiano, invece di fare quello che facevano anticamente ovvero rigettare in mare tutta la spazzatura, ECOALF colloca dei contenitori nelle loro navi e nei porti in modo che i pescatori raccolgono giornalmente la spazzatura quando fanno il loro giro e vanno a pesca, questa plastica la mettono nei nostri contenitori e la gettano nella nostra spazzatura; ogni 10 giorni raccogliamo i contenitori, si portano a una piano di separazione dei residui e separano la plastica PET che noi utilizziamo per riciclare, del resto, del quale non possiamo occuparci, perché non abbiamo la grandezza della quale abbiamo bisogno e quindi la inviamo alla sua catena di riciclaggio normale. Però il PET lo stocchiamo e grazie alla collaborazione con Antex e con Textil Santa Merina creiamo un filo. Prima creiamo dei granelli e da li creiamo un filo di poliestere riciclato dal fondo del mar mediterraneo, e con questo filo che si chiama SIQUAL iniziamo a creare diversi tessuti mischiandoli con altri tipi di materiali riciclati. Abbiamo iniziato con Levante, adesso ci siamo estesi anche nella costa Catalana e stiamo cercando di insediarci anche nella costa Andalusa per coprire tutta la costa spagnola nel Mediterraneo. Inizialmente erano 10 nella costa di Levante, tra Alicante e Castellon e al giorno d’oggi sono circa 200 imbarcazioni quelle che ci stanno aiutando nel progetto in modo gratuito, i pescatori lo fanno perché alla fine il mare e i pesci sono la loro vita, se continuiamo a contaminare il mare in questa maniera loro restano senza pesci e quindi senza lavoro, e quello che vogliono fare è portare solo cose buone al pianeta.

 
Come funziona lo sviluppo di una maglietta?

 
Le nostre magliette sono fatte di cotone riciclato, è un processo impressionante, realmente il cotone consuma tantissima acqua durante il processo di produzione, mentre il processo del cotone riciclato è un processo puramente meccanico, quindi non consuma acqua e consuma poca energia. L’unico problema è che per creare un filo di cotone riciclato, ovvero cotone post consumo, tutti gli eccessi di produzione del cotone, vengono riciclati per creare un filo, ma mescolando tutte queste fibre viene fuori un filo molto molto debole, quindi ci impiega molto tempo nel trasformarsi in filo ed è un processo super innovativo e super complicato. Non utilizza acqua, 0% d’acqua. La qualità è un po’ più difficile che sia perfetta e certe volte dobbiamo mescolarlo con poliestere riciclato o con poliestere normale in una percentuale, altrimenti la qualità del cotone non sarebbe sufficientemente buona, il prodotto bisogna venderlo e al cliente dobbiamo dargli una buona qualità. Il processo per questa lavorazione sono 7 passi meccanici, raccogliamo gli eccessi dalle imprese e creiamo il filo riciclato.

 
Quali sono i consumi per produrre i capi, producete più o meno rifiuti rispetto un’impresa di moda normale?

 
I consumi variano in base al tessuto, noi diciamo sempre che un metro di tela di COALF è fatta con 70 bottiglie di plastica riciclata, i consumi non saprei dirti esattamente, li abbiamo calcolati e si possono trovare nelle etichette dei vestiti all’interno del negozio, si possono vedere le percentuali di riduzione di emissioni di co2, riduzione di emissioni di consumo di acqua , di energia e ovviamente il riciclaggio, perché stiamo riciclando una risorsa che è già stata utilizzata, quindi non stiamo partecipando ad un altro processo di produzione

 
Dove avete incontrato qualcuno che vi aiutasse a sviluppare i vostri tessuti?

 
Abbiamo dovuto fare delle alleanze intorno al mondo. Ossia quando Javier ha iniziato a viaggiare e aveva l’idea di ECOALF, vide che qui non era possibile realizzare il progetto a causa della tecnologia che non esisteva ancora, iniziò a viaggiare e trovò varie fabbriche e fornitori nel mondo, in Corea a Taiwan che volevano o che riciclavano già bottiglie di plastica creando poliestere riciclato e tutto questo tipo di cose, abbiamo quindi fatto un’alleanza con questa serie di fornitori e a partire da li iniziammo a riciclare i tessuti, e in più a sviluppare noi stessi i tessuti, attualmente facciamo più di 100 tessuti, diversi e fatti di rifiuti diversi

 
Sai quanti kg di spazzatura riuscite a riciclare in un anno?

 
Non so esattamente in un anno, so che all’incirca abbiamo riciclato 90 tonnellate di spazzatura in totale solo dal fondo del mare con il progetto UP CYCLING THE OCEANS

 
Qual è il vostro mercato più potente, dove vendete di più?

 
Attualmente il paese dove vendiamo di più è la spagna con l’80% della fatturazione, stiamo iniziando a vendere sempre di più negli Stati Uniti, inizialmente ci sentivamo in dovere di esplorare il nostro mercato nazionale e successivamente espanderci anche al resto del mondo. A settembre apriremo un negozio a Berlino, il nostro secondo negozio, non sarà un negozio convenzionale ma sarà un negozio sensoriale dove ci saranno presenti proiezioni, tante piante, e tanto verde, sarà una cosa molto innovatrice, fatta di materiali riciclati e sostenibili e in modo da espanderci anche al mercato tedesco. Siamo però già presenti in tanti mercati come quello francese, italiano, svizzero, austriaco, statunitense... Ma l’unico negozio monomarca attualmente si trova a Madrid dato che Javier, pretende aprire i negozi solo in alcune città specifiche. Abbiamo anche l’e-commerce e da la si possono comprare le nostre collezioni.

 
Avete notato un maggiore interesse rispetto a quando avete iniziato ?

 
Si le persone si stanno interessando sempre di più e ogni volta si sensibilizzando sempre di più, stanno capendo il problema al quale stiamo andando incontro, stiamo terminando le nostre materie prime che non cresceranno di nuovo una volta finite. Piano piano le persone riflettono su questa idea, ogni volta i marchi di moda fast fashion stanno cercando di attaccarsi al filo della sostenibilità (non so fino a che punto) però quello che diciamo noi è che se tu non crei un buon prodotto per quanto interessante possa essere la storia il cliente non lo compra. Quello che facciamo è cercare di fare le cose in modo giusto, ed è questa la nostra forza oltre al disegno, in modo che il cliente veda che è possibile fare le cose in modo etico e diverso rispetto al resto del mercato.

 
Quanto costa ECOALF?

 
Non credo che ECOALF sia una marca cara, vogliamo che ECOALF sia una marca mondiale, che possa arrivare ad ogni tipo di pubblico e non ci riteniamo una marca cara, nel mercato ci sono marche di vestiti di qualsiasi genere molto più cari, con prezzi esorbitanti solo per il nome della marca, ECOALF ha un processo di produzione differente rispetto al resto del mercato, sono processi molto lunghi, abbiamo solo due collezione all’anno e non 52… quindi non solo sviluppiamo e guardiamo il prodotto terminato ma iniziamo dal tessuto per esempio, quindi i passi sono molto più lunghi e alla fine, siamo una piccola impresa, quindi i nostri minimi sono molto alti e produciamo molto poco. Non siamo una marca cara … le persone devono essere orgogliose di comprare un capo di ECOALF perché stanno comprando un prodotto che è pura innovazione e fatto con amore e in un modo speciale.

 
Quante persone lavorano da ECOALF? Ecoalf inizia solo con Javier e Carolina, la direttrice creativa, e adesso siamo quasi trenta persone, piano piano ci stiamo espandendo e facendo sempre più grandi

 
Dove presentate le vostre collezioni?
Normalmente le presentiamo nel nostro negozio e sulla pagina web, andiamo sempre al Pitti in inverno a varie fiere di questo settore, come quella di Berlino, e a Premier Vision per presentare il filo di poliestere sviluppato dai rifiuti del mare.

 
Fate collaborazioni anche con personaggi di spicco nel settore musicale con Will.I.Am… come avete raggiunto queste collaborazioni?

 
Quando abbiamo iniziato era qualcosa di completamente innovatore e diverso, al giorno d’oggi una marca deve avere una storia alle spalle, altrimenti non ha senso e le persone si stancano nel comprare marche senza una storia, quindi abbiamo iniziato fare collaborazioni molto interessanti, una con Apple, quella co Will.I.Am , con Coca-cola e Gwyneth Paltrow, Google… L’anno scorso abbiamo fatto una collaborazione con SWATCH. Tutto questo grazie alle persone che si interessano a questo mondo, è la moda del futuro, il fast fashion andrà a morire prima o poi.